giovedì 21 febbraio 2008

Puntata n. 20: Un bagliore nel cielo


Nelle Puntate precendeti

le mani allora cinsero la vita di Franz, gli presero la testa e ..alle mani sopraggiunse una bocca, umida che lo baciò.. fu un lunghissimo bacio, intenso, coinvolgente, pregnate, sincero, che esprimeva passione e ritrosia, amore e ancora amore...fu un bacio soprendente, accattivante, esistenziale.. quel bacio fu tutto...all'improvviso la figura si svincolò e se ne andò di soppiatto... Franz non riuscì a fermarla poichè non aveva vicino nemmeno una candela e non vide la sua persona alla luce.
pochi minuti dopo, Viridiana si scontrò nel corridoio con una figura che fuggiva giù per le scale.
giunse nello studio e trovò Franz inebriato e con uno sguardo gaudente in viso. egli appena la vide le disse: o amore siete ritornata, carissima veronica io vi amo... e viridiana uscì di fretta dallo studio e fece preparare una carrozza e chiese di ritornare al più presto al suo palazzo.

Ora


“Ma dove fugge la mia amata? O mia Dafne, perché mi tratti così?! Io vi AMO!” Franz Rottenmaier, che poi non era nemmeno quello il suo cognome ma oramai tutti lo ricordavano così, incominciò a correre verso la sua amata, e ad ogni accelerazione della carrozza lui allungava il passo, ad ogni metro di lontananza lui gridava sempre di più, come un corpo tende al suo luogo d’origine, così Franz tendeva al suo amore.
“Va via!” urlò piangendo la giovane ferita ma Franz continuava imperterrito nell’inseguimento.

“Sic agna lupum, sic cerua leonem, sic aquilam penna fugiunt trepidante columbae, hostes quaeque suos : Amor est mihi causa sequendi ! me miserum ! Ne prona cadas indignaue laedi crura notent sentes et sim tibi causa doloris ! Aspera, qua properas, loca sunt : Moderatius, oro, curre fugamque inhibe, moderatius insequar ipse. Cui placeas, inquire tamen : Non incola montis, non ego sum pastor, non hic armenta gregesque horridus obseruo. Nescis, temeraria, nescis, quem fugias, ideoque fugis”

“Vi prego Peneo, fate allungare il passo ai cavalli! Il mio cuore sta per cedere”. All’ordine della donna il cocchiere Peneo diede maggior forza alla strattonatura dei cavalli spingendo a massima velocità l’angusto mezzo. La carrozza si gettò impazzita in mezzo al bosco non curandosi delle pericolose buche e ostacoli naturali in mezzo al percorso. Ad un tratto un tronco gettato sul terriccio si andò a cozzare contro la carrozza, sballottandola di qui e di là. Franz vide l’intera scena ed esclamò di forza: “Attenta a non cadere, potreste deturparvi il viso e fa che i rovi non vadano a scontrarsi con la carrozza, fa che i cavalli non si imbizzarriscano”
“Se mi promettete di fuggire più lentamente, io vi prometto di seguirvi più piano ancora”
“O padre, aiutatemi, perché il destino ci è così avverso! Vi prego alberi, scostatevi, vi prego cavalli, galoppate. Venti del nord libratemi in volo…Zefiro accudiscimi tra le tue ali!”
Alla preghiera della donna il cielo incominciò ad oscurarsi. Subito nuvole nere occuparono il cielo e il fragore di tuoni e lo scintillio dei lampi diede all’uomo la prova più evidente del miracolo divino.
“Che succede? Cosa accade qui? Viridianaaaa! L’urlo di franz si mosse nella foresta come una foglia che danza nel vento, intanto la carrozza fu come circondata da un bagliore fulgente.

“Che cosa sta succedendo?? Che cos’è questa Luce? Dio, siete Voi? E’ già l’ora per me di abbandonare questo verecondo mondo? San Pietro prendetevi cura del mio amato!”
“Franz, mio Amore! Avrei tanto voluto cingervi la mano, avrei tanto voluto un bacio da vossia…ma ora Pietro mi chiama e gli angeli in cielo suonano già in vista della mia presenza, possiate dunque perdonarmi per tutto il dolore che vi ho causato, possiate trovare una donna…anzi che dico, promettetemi che non amerete più una sola donna…promettetemi di rimanere casto e puro, come un cherubino, un idea trascendentale, così che io da quassù possa non vergognarmi della vostra condotta mondana…promettetemelo, vi supplico!”
Alla supplica dell’amata Franz rimase alquanto basito, l’amava e questo nessuno poteva sfidarlo, ma la castità…la purezza…”che diamine – pensò Franz – non sono mica una pura testa d’angelo alata senza corpo! Ho anche io i miei appetiti. Quanto alla purezza…non sono Mino Germino, non riesco a rimanere lindo…vabbè, diciamole di sì, tanto da lassù cosa mai potrà fare?”
“Si, mio amore, rimarrò puro solo per Voi” disse sbugiardino Franz.
“Che lieta notizia! Ora posso vedere iddio serenamente. Addio mio amato! Addioooooo” E subito la voce svanì inghiottita dal cielo”
“Viridianaaaaaaaaaaaaa!”
Intanto in mezzo all’aere.
“Dove mi trovo? Non sembra il paradiso…sono finita nella candida rosa? In quale cielo mi trovo” i pensieri di Veridiana continuavano a soprassediare la sua mente e a tenerla in uno stato di confusione, quando a un certo punto un ombra incominciò ad avvicinarsi.
“Chi siete? Pietro, è lei?” domandò
dskedevbbd” pronunciò quell’ombra
“Che lingua parlate? Non vi capisco”
“E.T. teleeefonoo caaasaaaa!” e subito l’ombra si palesò a Veridiana in tutta la sua aliena deformità
Un urlo si levò in quello spaziò

Puntata n. 19: Oscurità baciata

Dopo essersi ripreso dal bacio di pasticcio, il nostro Franz triste e sconsolato perchè il suo esperimento non ha avuto buon fine, si diresse verso le sue stanze per coricarsi e non pensare a niente. Ma prima di avviarsi al corridoio intravide Veridiana che lo fissava. il suo sguardo era intenso e fisso e non si distoglieva da quello di Franz. incuriosito e intimorito il conte si avvicinò alla fanciulla ritrosa. quella appena egli le sorrise, subito guardò da una altra parte e non cercava più il suo sguardo. Franz prese coraggio e le rivolse parola:
Fr: oh soavissima perchè rinnegate i mie sguardi?
Ve:scusate signor Franz ma temo che questa conversazione non possa avere luogo qui...è sconveniente
Fr: andiamo allora all'aula est al riparo di occhi indiscreti, perchè carissima, vorrei tanto parlarvi..
Ve: vi seguirò purchè voi mi diate la vostra parola di gentiluomo che...
Fr: mai, o madonna, mai vi mancherei di rispetto...
Ve: vi credo stimato amico.. ebbene andiamo pure...
Fr: facciamo così, mi recherò prima io e voi giungerete dopo, per non dare nell'occhio che si esce insieme..
Ve: è una decisione molto accorta..
come nei patti fu prima Franz a congedarsi da Veridiana, la quale sarebbe giunta in seguito al luogo d'incontro, l'aula est, sala di lettura, del castello del conte.
Franz arrivato, si sedette in poltrona ripetendo a mente quello che fino a quel momento non aveva mai avuto il coraggio di dire alla sua amata e che fra breve avrebbe avuto davanti agli occhi, e cominciò a parlare da solo, non rendendosi conto di parlare a voce alta
Carissima....eh..io vi offro il mio cuore... no forse è meglio... carissima io vi amo... no forse troppo diretto..
angelo del paradiso... mia beata ... siete la mia fonte.. il mio sole .. il mio tutto...o amore...o contegno... o passione...o ritegno...o pudore... o madonna che al cor mio angel parea.. voi non sapete che progetti..quante volte ho invocato il vostro nome ... il vostro nome..la vostra essenza..voi siete la luce...voi siete luna..voi siete stelle...cara..o amore...
poco distante, una figura si avvicinò alla porta rapita da quelle parole innamorate, la figura spense la luce e nell'aula lettura calò il buio.
Fr: ordunque che succede?
finito di pronunciare quelle parole, una mano lo afferrò, era morbida e delicata, che al buio gli accarezzò i capelli, ed egli si lasciò cullare da quelle mani divine, che teneramente lo sfioravano, lo toccavano, lo invitavano..
le mani allora cinsero la vita di Franz, gli presero la testa e ..alle mani sopraggiunse una bocca, umida che lo baciò.. fu un lunghissimo bacio, intenso, coinvolgente, pregnate, sincero, che esprimeva passione e ritrosia, amore e ancora amore...fu un bacio soprendente, accattivante, esistenziale.. quel bacio fu tutto
...All'improvviso la figura si svincolò e se ne andò di soppiatto... Franz non riuscì a fermarla poichè non aveva vicino nemmeno una candela e non vide la sua persona alla luce.
pochi minuti dopo, Viridiana si scontrò nel corridoio con una figura che fuggiva giù per le scale.
giunse nello studio e trovò Franz inebriato e con uno sguardo gaudente in viso. egli appena la vide le disse: o amore siete ritornata, carissima veronica io vi amo... e viridiana uscì di fretta dallo studio e fece preparare una carrozza e chiese di ritornare al più presto al suo palazzo.

chi ha baciato Franz?
Mino germino travestito da suora;
Dino formaggino, esteta di primordine..apparte Carte, Marte, Arte, Parte e Sarte il nostro sa fare bene anche altre cose che le rime..
ciccio pasticcio, %:::::__---@£! :)) :ç*+ non sarò un chiaccherone ma la lingua la sa usare
carlino cipollino, l'intrufolato infiltrato amante dei carciofini sottolio
veronica ballettovaccialetto, in precedenza amante del conte e magari ritorno di fiamma?
gino lotengoinmano (cosa?) non per niente amico e amante della ballettovaccialetto
camillo romildo, ha avuto amanti uomini che sia innamorato di Fraz..?
veridiana, la ritrosa sorella di ques'ultimo..
ascania la bella etera della casa
sigismondo, il fratello?
sigfrido, il maggiordomo (siffredi detto anche negli ambienti che contano..)
lucherino riporto, l'ambiguo ispettore privato..
le tre camerie: luan,simone, sophie?

e poi come mai Franz alla vista di Viridiana ha pronunciato il nome di Veronica, era un laspus?? chi era la figura che Viridiana ha incontrato sulle scale ma che non ha riconosciuto, poichè ha visto solo un ombra.. era un uomo o una donna? e perchè correva? e da dove veniva? e dove stava andando? forse la figura era la stessa che aveva baciato Frenz in quel nodo così appassionato...chi ha baciato Franz?

Puntata n. 18: Occhi strappati dal cielo (almeno)

“Aaaarrrggg..ah”
Un gemito, un gorgoglio, un rumore sordo muto e pure cieco, un verso mai sentito per la sala del thè circolava in eco-eco-eco-eco. E all’improvviso un tonfo, un tuffo, uno sbuffo e uno sberleffo, una sberla con la perla, la perla e la sua burla, cadde come corpo morto sale (in assenza di gravita). Era Veronica Ballettovaccialletto esanime e cadaverica, cerulea nel volto e riversa a terra.
Parla Cicco pasticcio: “…. !!!...%$%)__:-::_?” Ma nessuno lo capì essendo muto di professione. Parla allora Dino Formaggio: “Carte, Marte, Arte, Parte e Sarte”, e già, il nostro amico non riusciva ad esprimersi se non usando parole finenti in “arte” per fortuna c’era Carlino Cipollino che conosceva il linguaggio di Formaggio, perché come diceva il cuoco Gianfranco Vissani: “non dire al muratore quanto è buono il Formaggio con la cipollina”.
“Dino dice di chiamare un dottore” disse Cipollino traducendo lo strano linguaggio di Formaggio.
“Bene, ci penso io! Sono dottore” disse Franz con evidente orgoglio. Camillo lo guardò e infine disse: “Mio amico Franz, è vero, Voi siete dottore…ma in filosofia!”
“Sottigliezze, noi filosofi siamo medici dell’anima, inoltre come disse la stimata accademica Rando: “I filosofi hanno una marcia in più”, lasciatemi fare mio amico Camillo”
Con sicurezza Franz si avvicinò al corpo dell’esanime, le aprì la bocca e avviò la respirazione artificiale. La donna riprese subito colore e incominciò a respirare autonomamente. “Per amore del cielo, ci è mancato poco!” disse Franz tirando un sospiro di sollievo. La donna, infima e dalle doppie intenzioni, sorrise procacemente al suo salvatore e infine gli chiese di ballare.
E un due e tre (stella) e un duo e tre (stella), che melodia il valzer dei fiori di Tchaikosckij, Franz ballava come un vero ballerino del bolscioi di Mosca. “E’ una penna o sei solo felice di vedermi?” disse Veronica a Franz. “Sono felice di vederti” rispose Franz. La donna sorrise maliziosa, ma in realtà era tutta una tattica di Franz per far ingelosire l’unica donna che amava: l’angelica Veridina. Era stato proprio Franz ad avvelenare il biscottino al burro di Veronica in modo tale da inscenare un finto bacio per accendere la passione sopita di Veridiana. Il ballo, la respirazione bocca-a-bocca facevano tutti parti del suo diabolico piano di uomo disperato distrutto dall’amore che Veridiana con cotanta indifferenza gli negava. Mentre ballava Franz continuava a guardare la sua amata in modo da poter scorgere in lei un qualsiasi sentore di gelosia, ma niente, la donna rimase indifferente, uno sguardo celeste che guarda dall’alto le sue creature non curandosi dei loro sentimenti, la divina indifferenza che occhia ed allontana, nonostante Franz avesse bisogno solo di un contatto, per non sentirsi morto come Piera, per non essere una salma come Rimbò, per continuare a vivere. Infine ricorse al più sottile dei tranelli e inscenò un malumore.
“Aaaaarrggh-fdfd-gheeee” straziò la bocca di Franz mentre intanto il corpo si muoveva rapsodicamente, infine cadde tramortito a terra. Parla Cicco Pasticcio: “£/”!!! )( ???’’’^^’^^’__::” che continua a non essere capito, e continua Dino Formaggio: “Carte, Marte, Arte, Parte e Sarte”
“C’è un bisogno di un dottore?” disse Camillo all’esteta del gruppo mentre Franz continuava a fingere di essere tra le braccia di Thanatos sperando di ricevere un bacio dalla celeste Veridiana.
Una bocca, due labbra carnose si posarono dolcemente sulla bocca del riverso, un tocco d’amore scaldò il cuore di Franz, era lei, era la dolce Veridiana! “Angeli suonate le campane, dopo quel bacio mi son fatto divino!” pensò Franz.


Gradualmente aprì gli occhi ma shock: non era Veridiana, era Ciccio Pasticcio!
Si alza di scatto, sputa a terra, e rimane sconvolto. Non era proprio giornata, Veridiana continuò ad essere lo sguardo celeste che vede dall’alto le sue creature lasciandole in balia del loro dolore, la divina indifferenza che occhia ed allontana, nonostante Franz avesse solo bisogno di un contatto, per non sentirsi morto come Piera, per non essere una salma come Rimbò, per continuare a vivere

venerdì 1 febbraio 2008

Puntata n. 17: Biscotti al burro assassini..l' allegra comitiva del t(i)è

Lucherino, e il suo super ego intremontabile come la sua arroganza e competizione, di fronte alla macchinetta e alla sua evidente sconfitta ( pur avendo ottenuto lo stesso punteggio del frate rincoglionito come lui) si sentiva tutto ammaccato e dolente. si risollevò i pantaloni e poi i mutandoni, anzi si riabbassò i mutandoni e i pantaloni invertendo l'ordine degli indumenti. dopo di chè ebbe una gran voglia di biscottini al burro.


Lucherino si recò nelle sale del thè dove alcuni ospiti del conte Rottermaier stavano consumando in compagnia alcuni tra i i più buoni biscotti al burro mai creati da mano umana, e chiese di poterne assaggiare uno.subito al prestigioso e rispettabile investigatore venne offerto un vassoio d'argento con vari e proteiformi biscottini al burro, al limone, alla confettura di fragola, ce nerano alcuni che sapevano di cotoletta impanata..Lucherino volle provarli tutti. Accanto al collaboratore per le indagini di omicidio, appunto accanto a quellinvitante vassoio, vi erano vari e stravaganti amici del conte Franz fra cui:



Ciccio Pasticcio di professione doppiatore di film muti, ma con una grande
e rotonda faccia simpatica;



Dino Formaggino, esteta di notevole fama e ambizioso livello, 4 bai pass e un solo testicolo; il suo motto:
Arte è tutto ciò che fa rima con arte come sacriparte.


Veronica Ballettovaccialetto, grandissima professionista negli intrigghi di corte, nel far innamorare stupidi fanfaroni che guarda caso ci cascano sempre. comunque individuo inutile e insignificante e alquanto(e tanto) insipido come una minestra senza sale o come una cotoletta impanata senza l'uovo. ex amante del conte Franz, e forse ancora segretamente da lui amata, e lei, nella sua immensa perfidia, gli fa credere di avere ancora delle speranze e nel frattempo si sbatte il tale




Gino Lotengoinmano ma solo per non perdere le antichi abitudini, per il resto una "bravissima" persona non c'è che dire...


Michele Ardengo, un evaso, un invasato un indifferente , un inetto scappato
non si sa come dal romanzo...







Carlino Cipollino, un soggetto non identificato, forse un infiltrato.






Camillo Romildo, amico del conte Franz, accompagnato dalla sorella la ritrossissima





Verdiana;





Lucherino si presentò a questi ospiti e conversò con loro, e alla faccia di Germino, si potè godere una buona tazza di thè e dei sublimi biscottini al burro.
erano tutti e 10 seduti allo stesso tavolo, quando all'improvviso un malore improvviso colse uno di loro che cadde al suolo come corpo morto cade...

Puntata n. 16: L'ora (et labora) del the

Nelle puntate precedenti:
ora gradirei prendere una tazza di the, si mi seguirete vi racconterò ogni cosa
Ge: ottima idea, qualcosa di caldo, con questa pioggia fa davvero piacere.
Ri: dopo di voi compare..
e i due si ritirarono nella aula est per imminente merenda.


Di fronte alla macchinetta del caffè si sollevo un dilemma etico.
Riporto Lucherino nell’attesa trepidante sentenziò con il suo solito fare quasi indifferente: “… … …allora, che si fa con questo the bollente?”
Mino Germino famoso per la sua taccagneria replicò al giovane collega infido e ingenuo che ben sperava vanamente che il grande aristotelico Germino Mino potesse cadere nel suo retorico tranello da sofista alle prime armi: “Caro Lucherino Riporto, siamo dinnanzi ad una macchinetta del the, la procedura vuole che il cliente inserisca nel ingresso apposito la monetina in conformità col prezzo del prodotto. Il the costa 1 baiocco, quindi per goderne di quella divina bevanda deve inserire tele importo, quindi frughi nelle sue tasche”
Riporto Lucherino approfittando di un momento d’esitazione di Germino Mino si tolse di gran lena il pantalone che stava indossando e appena ebbe fatto si avvicinò al suo collega e rispose: “Mio caro collega, pagherei volentieri ma come vede sono ignudo dinnanzi a lei e l’imbottitura che vede nelle mutande sono il frutto della grazia divina e non lo spessore di monete celate”
Germino si rese conto di avere davanti un temibile avversario: la sua fama del più tirchio della Prussia che vinse l’anno scorso alla gara nazionale sembrava poca cosa rispetto alla spilorceria del suo collega. Mai Mino avrebbe pagato un the per se, figuriamoci offrirlo ad uno sconosciuto, così con astuzia distrasse il furbo, quanto tirchio, Lucherino fingendo di aver visto un maiale volante.
“Per amor di Sant’Anselmo, ma cosa vedono i miei occhi?! Un maiale che vola?!” disse Mino a Lucherino.
L’investigatore privato ci cascò come un asino casca su una buccia di banana che galleggia in una fontana.
“Dove?? Dove??”
Subito il grande aristotelico si denudò completamente, nascondendo la sua tunica da frate domenicano dietro la macchinetta.
“Come vede caro investigatore pure io sono privo di veste, come risolviamo la faccenda?”
Lucherino era tentato di rinunciare alla bevanda ma corroso dall’orgoglio decise di continuare nella disputa. Oramai non era più motivo di sete ma solo di competizione vana, l’obiettivo di Lucherino era cioè di vincere, di essere superiore e non arrendersi, doveva essere Mino a pagare, solo così Lucherino avrebbe vinto…peccato che la stesso e identico pensiero muoveva i ragionamenti di Germino.
Due specchi, l’uno di fronte all’altro, l’abissalità.
I due si guardano, si studiano, sudano e attendono. Chi avrebbe ceduto per primo? Passa un ora e la situazione è sempre la stessa, Mino Germino è nudo e attende che il nudo Lucherino paghi il the. Lucherino è nudo e attende che il nudo Germino paghi il the. La macchinetta palesa il suo silenzio, passano due ore.
Dopo 2 ore e mezzo entra nella sala del the il buon Franz. Alla vista dei due uomini nudi una qualsiasi persona avrebbe pensato a comportamenti omosessuali dell’ora del the, ma essendo Franz uomo di tolleranza non si scompose di una virgola e disse semplicemente ai due: “ognuno è libero di vivere la propria sessualità”. Poi, con la calma che lo distingueva, si avvicinò alla macchinetta e schiacciò il bottone del the e subito la macchinetta si mise in funzione. A quella vista Mino e Lucherino rimasero di sasso: com’era possibile? La macchinetta funzionava senza soldi e loro persero 2 ore e mezzo inutilmente. Alla fine non provavano nemmeno più sete e si congedarono.

martedì 29 gennaio 2008

Puntata n. 15: Vaste conoscenze del Lucherino e Mino a occhi sbarrati

Era una giornata piovosa e muda e Riporto Lucherino stava accomodato su una comoda poltrona di velluto verde nell'ampio salone del conte Franz Rottermaier quando, gli si parò davanti un ombra minacciosa e solerte: costui era il frate Germino.
fra i due vi fu un momento di tetra pregnanza. Germino con fare deciso così si rivolse al Riporto:


Ge: "sig.r Riporto, ordunque, Lei non ci ha mai mostrato le sue referenze, da dove viene, dove ha studiato e soprattutto come faceva a conoscere certi intrighi domestici e personali?"
Ri: li so perchè è il mio mestiere impicciarmi degli affari altrui.
Ge: permetterà, però che noi di Lei non sappiamo nulla..
Ri: lo so.
Ge: ci piacerebbe saperne di pià su di lei..
Ri: non c'è molto da sapere.
Ge: quel poco ci basterà..
Ri: chessià.. dopo essermi graduato ad Anversa con il massimo dei voti in teologia, ho conseguito in seguito altre lauree e specificatamante in: psicologia criminale, scienze giuriche, incompatibilità marittime e lineari, termodinamica applicativa ai termosifoni, vaporologia delle aquee desertiche, prosopopea della guarigione delle fave asburgiche, cleptoniti in eurialo di niso, scientologia del pensiero delle vacche innamorate, accoppiamanto tardivo dei rinoceronti bianchi, gustologia sui sapori dolci e la distinzione di codesti dai salatini, patatine e sneck croccanti, specificazione sugli studi marittimi dei Melanoceti, sigillo di competenza in ufologia e scienza dei fiori, museologia applicata ai mezzi locomotivi, edipattica comparata, isotopia del linguaggio dei portatori di biodegradabile; latttosio del frumento e del mais, collagene sugli arti corporei, tuttologia e ampia dottrina sulla teledildonics, su Diddle, sulle big babol, sulle barbie e su Dino Formaggio.
Medaglia al valore per salvataggio di una famiglia di lombrichi Tochines infestata dalle termiti; per aver salvato dala estinzione l'ultimo esemplare di Trinciatopo mega herzz Dviza Vertov esistente sul pianeta; per la scoperta dell'unico fossile rimasto e pervenutoci; su reumatiti, congiuntiviti, nefertiti, dolomiti, pentiti, già sentiti, ittiti, fritti e compìti. su giù, di sopra di lato di destra di sinistra, giacca nera esistenzialista, camicia rossa garibaldina, jeans slavato e di sinistra.insomma il classico bel tenebroso che piace alle donne...
potrei dilungarmi per intere pagine bma per compiutezza e asciuttezza di domanda mi sono limitato solo al raccontabile in poche parole.
Ge. lei è davvero un genio nel campo, mi mi inginocchio di fronte a cotanta padronanza di linguaggio e siffatta cagnoscenza del mondo.
Ri: modestamente non ho nemmeno raccontato il resto....ma grandi racconti potrei offrirvi.
Ge: ora sono davvero sicuro che lei è una persona dammodo e di cortese garbo e splendida e furtiva intellighenzia e vorrò confidarmi con voi.
Ri: ma prego stimato collega parlate..
Ge: orbene sagace amico io provo forti dubbi e perplessità sulla condotta della signorina Ascania::
Ri: non si preoccupi di lei, garantisco io...
Ge: ma voi la conoscete?
Ri: da circa una quindicina di anni..
Ge: e come mai non lo avete detto prima?
Ri: affari miei, ora gradirei prendere una tazza di the, si mi seguirete vi racconterò ogni cosa
Ge: ottima idea, qualcosa di caldo, con questa pioggia fa davvero piacere.
Ri: dopo di voi compare..
e i due si ritirarono nella aula est per imminente merenda

Puntata n. 14: Come Mino Germino dia prova della sua bravura sillogistica aristotelica nell'arte dell'investigazione

Confuso, smarrito, arrabiato, da quelle confessioni, si ritirò nelle proprie stanze , si adagiò su un sofà di broccato scuro e chiuse gli occhi. voleva che quelle bruttezze che aveva sentito non fossero mai state da lui ascoltate, voleva riportare indietro il tempo a quando andava a far visita presso la dimora del conte Schiauzzone Archinto Camillo Romildo , suo stimatissimo amico che lo accoglieva per mostrargli quei tesori della loro casata; di come avesse incontrato nella sorella di costui una amorevole e divina corripondenza di sentimenti e di come costei, dal soavissimo nome di Viridiana Arletta Schiauzzone Archinto fosse destinata a serbare la propria virtute per sempre.
Mai nei suoi confronti provò sentimenti discinti e scabrosi, mai osò guardarla con concupiscienza , ma solo come celestiale vestale. e si abbandonò alla dolcezza e pulizia dei suoi sentimenti, dei suoi pensieri, avvolto dalle grandi braccia del divo Morfeo...

stasi narrativa


“Viridiana…Viridiana mio amore noo! Non fatelo, Earlie la smetta!! Noo, nessuno tocchi la virginale essenza celestiale di madonna! Viridianaaaaa”….
“AAAAh, un sogno, ma che dico, un terribile incubo, miserere, me tapino, come ho solo potuto sporcare la pulizia ontologica di quella creatura metafisica? Possa perdonarmi il buon iddio..Viridiana dove sei? Ho così voglia di stringerla tra le mie possenti braccia”
A quel pensiero bussarono alla porta. “Si potevo mio padrone?”
“Earlie, ancora tu! Ma ordunque perché continui a perseguitarmi, e pure di prima mattina, se ne vada sporco zoticone!”
“Ma signore di me, Mino Germine voleria dire cose su ucciso di donna porca e ciccia che uno ammazzata giorni di passato”
“Mmm, lo faccia entrare”
Entra dalla stanza Mino Germino.


Con fare disinvolto ispeziona con lo sguardo la camera da letto di Franz, soffermandosi in particolar modo su uno strano dipinto appeso alle spalle del baldacchino. Quello che più colpì Mino era il fatto che la donna raffigurata nel dipinto aveva un non so che di familiare, come se in passato lui e quella donna avessero condiviso istanze comuni.
“Ben svegliato signor Franz, ha fatto dei bei sogni?”
“Dei più terribili mio caro Mino, gli incubi peggiori, cose degne della mente di Lucifero”
“Orbene scomodate addirittura il signore del male? Che corbellerie state dicendo, badate bene, suono uomo di fede io, frate domenicano formatosi presso la prestigiosa università di Parigi, e avente come maestro il sublime aristotelico Alberto Magno.”
“Lo ben so mio caro Mino, non ho mai messo in dubbio la sua fede ne la sua altissima preparazione universitaria, è solo che lei non può sapere cosa si prova a vedere la vostra amata donna insozzata dal lurido seme libidinoso di uno sporco contadino come Earlie… se ripenso a quell’immagine onirica mi sale la bile, ma ditemi mio caro Mino, che cosa vi porta di prima mattina a dialogare con un uomo timorato come me?”
Mino Germino fece due passi, si prese una pausa e infine si sedette su una poltrona di stoffa orientale al centro della camera, infine, dopo un ampio respiro, indirizzò lo sguardo a Franz, e solo molto dopo, dopo aver a lungo pensato alle giuste parole da dire, rispose: “Vede stimato Franz, in tutta questa storia c’è qualcosa che non mi convince, innanzitutto quel tale, quel Riporto Lucherino, che cosa sappiamo di lui esattamente? Come può essere a conoscenza si simili intrighi senza la disposizione effettuale di prove concrete? Sa, io sono aristotelico e come un aristotelico che si rispetti prima di dare la conclusione devo dare le premesse, eppure questo tale, questo Lucherino di chissà dove e chicchessia, sembra avere una conoscenza divina, un amor dei intellectuali, insomma, io credo che in lui si celi un mistero, un ombra satanica”
“Misero me, ma cosa mi sta dicendo, stimato Germino, vuole forse dirmi che non si fida dell’operato di Lucherino? Che forse Satana in persona ha mandato un suo vicario, un Belzebù per far cadere questa casata nelle fiamme ardenti dell’inferno?! Ordunque, ora non potremmo nemmeno più fidarci dei nostri collaboratori? Mi sta forse dicendo di attenermi alla massima di Giovenale: Quis custodiet ipsos custodes? Ordunque, non mi faccia tribolare, che cosa potrei mai fare ora? Come consiglia di agire, stimato Mino?”
Mino germino: “Col suo permesso vorrei interrogare l’investigatore Lucherino, sono sicuro che con le mie doti aristoteliche, munificenti tanto da essere apprezzato dall’immenso Alberto Magno, mio maestro, possa riuscire a far cadere nell’errore questo tale, questo chissacchì Riporto come diavolo si chiama, Dio mi è testimone, riuscirò a smascherarlo!”
“E allora sia, permesso accordato”
A queste parole il grande aristotelico di castello uscì dalla stanza e con foga uscì involontariamente dalla sua bocca una risata di gaiezza inaudita, come se quel nuovo incarico avesse risanato l’umore del vecchio.”

Fine primo atto.

Lucherino se ne stava immobile, rannicchiato a ginocchia in bocca. A vederlo di schiena si poteva pensare che stesse male, ma in realtà il giovane detective era nella piena primavera della prima primizia dell’età, un uomo così in forma non poteva chinarsi per dolori. Ad ogni passo d’uccellino il rannicchiato tirava un fischio e con compiaciuto fare continuava a dire: “orsù orsù, se la tolga se la tolga, lo faccia per papà Riporto, eheheheh”



Dal buco della serratura stava spiando la bella Ascania spogliarsi, ed era nel culmine di quella visione. “Orsù orsù, si tolga le pudende, orsù dunque, lo faccia per papà Lucherino, ehehehe” continuava a dire a bassa voce.
Quando Mino Germino lo vide si ricordò dell’infanzia trascorsa sopra i libri d’Aristotele, quando già all’ora si interrogava su quanti angeli potessero stare sulla punta di un ago, se Adamo peccò più di Eva e se l’evirazione e la castrazione fossero la stessa cosa. Si ricordava bene lui del peso di quelle sottigliezze, e di quella volta che spiò dal buco della serratura della cella attigua la conversa donna Licia nell’atto di commentare di un passo delle Sentenze di Pier Lombardo e subito, come un baleno, si ricordò del volto di quella donna raffigurata nel dipinto nella stanza di Franz: era lei! Ma com’era possibile che quella donna fosse dipinta? E che quel dipinto si trovava proprio in camera di Franz? Mille pensieri giravano nella testa di Mino Germino ma il buon aristotelico sapeva bene che quella non era il momento adatto per simili congetture, quella e altre risposte verranno trovate ma non ora, non adesso, ora era tempo di chiamare Lucherino e smascherarlo, era questo l’obbiettivo di Mino.
“le pudende, le pudende! Ooooooh, che primizia, che soave orifizio!” sospirò Lucherino
Mino: “eeem emm, signor Riporto, le posso fare qualche domanda?”
Lucherino si girò alla svelta non accorgendosi però dello stato rigido dei suoi calzoni: “Mi dica pure caro collega, orsù orsù, non sia timido”
“Lei ha saputo del legame di Ascania, Piera e Sigismondo ma non ha detto ne come ne quando è venuto a conoscenza di questi fatti, I fatti devono essere supportati da prove, Lei non ha dato prove dunque lei non ha dato un fatto degno di questo nome. E Le dirò di più. Lei è Lucherino, i lucherini sono uccelli, dunque lei è un uccello. Tutti gli uccelli volano, lei è un uccello, dunque lei vola. Chi vola o è un uccello o è una strega, lei è un uccello, dunque non è una strega. Tutti i gatti mangiano gli uccelli, lei è un uccello, dunque lei verrà mangiato da un gatto. Tutti i gatti fanno miao, ma lei è un uccello, non un gatto, dunque lei non fa miao. Chi fa miao o è un gatto o è un mentegatto, lei non è un gatto, dunque se fa mia è un mentegatto. Tutti i mentegatti mangiano i mentetopi, Lei è un mentegatto dunque mangia i mentetopi. Chi mangia i mentetopi o è una spia o non è figlio di Maria, ma sua madre si chiama Maria Consuelo in Riporto Imposimato, dunque è una spia. Ordunque, confessi lei è una spia, è vero?”
Lucherino: “che primizia questa retorica! Allora è questo il vostro famoso metodo d’investigazione sillogistico famoso in tutto il contado, ne sono ammaliato. Ma le devo dire una cosa, io non sono aristotelico come lei, sono platonico, la conoscenza per me non è conclusione supportata da premesse ma Noesi, intuizione divina”
Mino Germino: “che assurdità! Che blasfemia! Non si vergogna a parlare di Dio quando ha dinnanzi un uomo di fede come me? Chiedo soddisfazione”
Lucherino: “Uomo di fede dice? E allora mi spiega come mai Alberto Magno , mio zio, L’HA CACCIATA DALL’UNIVERSITA’ PERCHè L’HA SORPRESO A FORNICARE CON UNA DONNA CHE STAVA COMMENTANDO LE SENTENZE DI PIETRO LOMBARDO IN CAMERA SUA??
OOoooooo….il giallo si infittisce.

Fine della scena