Fuori il castello era circondato dal bagliore albino della luna piena, dal gre-gre di renelle e dallo zichi-zichi di Ascania.
Chi va là?” dissi (è Franz - n.d.r.) mentre la mia voce rimbombava per gli antri del castello. Al di là delle mura una voce mascolina dall’accentuato accento acciaccato di un centenario.
“So chi è l’assassino!” disse il vecchio
“Chi va là? Si identifichi di grazia” risposi a quell’ombra.
“Chi va là? Si identifichi di grazia” risposi a quell’ombra.
“Sono il mago Lello, mi faccia entrare signor Franz”.
“Il mago Lello?! Da quale contado proviene, non ho mai udito ne conosciuto questo nome”
“Vengo da u futuru, e più precisamente dal XXI secolo, travagghio per un’emittente televisiva chiamata Tele-Napoli internetional, ma se mi facisse accumudare glielo spiego po filu e po segno”
“Il mago Lello?! Da quale contado proviene, non ho mai udito ne conosciuto questo nome”
“Vengo da u futuru, e più precisamente dal XXI secolo, travagghio per un’emittente televisiva chiamata Tele-Napoli internetional, ma se mi facisse accumudare glielo spiego po filu e po segno”
“Il XXI secolo?! Ordunque l’umanità non finirà nell’anno Mille come Sigeberto di Gembloux ci racconta? Dunque nessun terremoto? Il diabolico luciferino non uscirà dalle sue prigioni ponendo fine all’umanità, così come ci è stato rivelato dalle sacre scritture? Nessun anticristo? Nemmeno i cavalieri dell’apocalisse dunque? Il mondo continuerà a rimanere piatto e il sole a girare attorno ad esso? Che corbellerie racconta Lei, eretico, stregone! Vuole forse farsi denunziare dalla Santa Inquisizione ed essere torturato al supplizio della ruota? Se ne vada, miser uomo, non ammetto simili diavolerie nel mio focolare!”
“Non agg di vuolè sapè u figh-androcchia ca ccise la vecchia?”
“Ma quale lingua barbara parla? E’ la lingua del demonio! Lei è Satana, al rogo, al rogo!”
“Ma qualu Satana, chisso si è bevuto u cerviello, è napulitano docche, dottò, facimm’impress, lu volo sapè o no chi ammazzò a struonza?
“Non credo di aver capito bene la sua richiesta, ma se mi cela qualcosa parli in nome del Signore!”
“Eeeeii cu paroluonni, prima agg’a vedè i suordi, ce li hai i suordi? I contanti dottoò?”
“Ah, intente il danaro, certo, non ho problemi economici, Dio mi ha in grazia”
“Accussì la voglio sentì cumpà, me piaci assai, allura il mio onorario è di 200 euri all’ora, le può andà?”
“200 euri?? Mi dispiace deluderla ma in questo contado girano solo i talleri”
“I tallari? E che cazz ‘gliè u tallere? Agg’conosce u taralluccio e u tarello ma u tallere è ia prima vorta che la sento…ma quanto vale il suo tallere dottò?”
“Con un tallero si può acquistare una capra”
“Nu tallere per na capra…mmm, allor, ragioniamo. Ai tempi la capra era la prostituta dei contadini, la zoccola Luana in via Carlo Pisacana chiede 50 euri a botta, quindi un tallero equivale a 50 euri. Quindi 200 euri sono 4 tallere…vabbuò dottò facimmo 4 tallere e nun ne parliamo chhiù.
“Può andare, si accomodi signor Lello, ma l’avverto, se prova a cantare le canzoni della sabba, a fare altre stregonerie convoco subito frate Mino Germino e la faccio accusare di stregoneria.
“Vabbuò dottò finimmo di sparare cazzate, me facissi trasere”
Una volta entrato il tale mago di nome Lello si sedette sul divano della sala letture. Aveva un modo di sedersi davvero inusuale per un cristiano, quasi incivile.
“Dottò, ancora non mi ha chiesto come mai sono arrivato dal futuro solo per incontrarla”
“E’ vero, come mai un simile disturbo, cosa la porta in questo umile e sperduto castello e come avete fatto a viaggiare lungo la linea del tempo”
“Eeheheheh, dovete sapere mio caro amico coi sordi che a Napoli conosco un tale chiamato Gabriel, ebbene, questo Gabriel è un uomo potentissimo cu nu cazz tant, uno struonzo di prima categoria. Così vado da lui e gli dico: “Senti caro Gabriel agg’i dan’dà nel passato, si può ffà?”
“Non agg di vuolè sapè u figh-androcchia ca ccise la vecchia?”
“Ma quale lingua barbara parla? E’ la lingua del demonio! Lei è Satana, al rogo, al rogo!”
“Ma qualu Satana, chisso si è bevuto u cerviello, è napulitano docche, dottò, facimm’impress, lu volo sapè o no chi ammazzò a struonza?
“Non credo di aver capito bene la sua richiesta, ma se mi cela qualcosa parli in nome del Signore!”
“Eeeeii cu paroluonni, prima agg’a vedè i suordi, ce li hai i suordi? I contanti dottoò?”
“Ah, intente il danaro, certo, non ho problemi economici, Dio mi ha in grazia”
“Accussì la voglio sentì cumpà, me piaci assai, allura il mio onorario è di 200 euri all’ora, le può andà?”
“200 euri?? Mi dispiace deluderla ma in questo contado girano solo i talleri”
“I tallari? E che cazz ‘gliè u tallere? Agg’conosce u taralluccio e u tarello ma u tallere è ia prima vorta che la sento…ma quanto vale il suo tallere dottò?”
“Con un tallero si può acquistare una capra”
“Nu tallere per na capra…mmm, allor, ragioniamo. Ai tempi la capra era la prostituta dei contadini, la zoccola Luana in via Carlo Pisacana chiede 50 euri a botta, quindi un tallero equivale a 50 euri. Quindi 200 euri sono 4 tallere…vabbuò dottò facimmo 4 tallere e nun ne parliamo chhiù.
“Può andare, si accomodi signor Lello, ma l’avverto, se prova a cantare le canzoni della sabba, a fare altre stregonerie convoco subito frate Mino Germino e la faccio accusare di stregoneria.
“Vabbuò dottò finimmo di sparare cazzate, me facissi trasere”
Una volta entrato il tale mago di nome Lello si sedette sul divano della sala letture. Aveva un modo di sedersi davvero inusuale per un cristiano, quasi incivile.
“Dottò, ancora non mi ha chiesto come mai sono arrivato dal futuro solo per incontrarla”
“E’ vero, come mai un simile disturbo, cosa la porta in questo umile e sperduto castello e come avete fatto a viaggiare lungo la linea del tempo”
“Eeheheheh, dovete sapere mio caro amico coi sordi che a Napoli conosco un tale chiamato Gabriel, ebbene, questo Gabriel è un uomo potentissimo cu nu cazz tant, uno struonzo di prima categoria. Così vado da lui e gli dico: “Senti caro Gabriel agg’i dan’dà nel passato, si può ffà?”
Lui con la sua cultura linguistica da maestro dantesco mi dice: “Caro mago Lello, io, con la mia supplime arte dell’eso e terico, facendoti mangiare due uoue d’upùpa e na pasta asciutta ti spedisco direttamente nel medio ed evo, a sua volta”. E cussì eccomi qua da lei. Ma ancora non le ho detto perché sono qui. Vedi caro dottò, non le ho detto tutto. Io mi chiamo Catello, per gli amici Lello, ma di cognome faccio Rallo, u capisti mò?
“Lello Rallo?! Mi vuole dire che lei…lei è…il figlio di Piera?!”
“Eeeiii, u figghiu, e quant’anni ciaiu? Sono il figlio del figlio del figlio…insomma, Piera Rallo era mia parente.”
“Corbezzoli! E parli allora, se sa qualcosa deve parlare!”
“Dottò, io modestamente non è che sacc molto, a dire il vero non sacciu quasi niente, mi servivano i 200 euri per la marmitta del motorino che dato che ieri mi cascò dall’asfalto ora non posso cchiù fare gli scippi, però, solo per non passare per lo struonzo che sono, le posso dire che l’assassino non è la stessa persona che futteva con mia bisbisbisnonna, l’assassino, a quanto mi disse mia prozia Assunta, uccise la donna per una cosa che stava facendo. Di più non sacciu. Ora mi dia i sordi che devo tornà a casa a fare gli scippi.”
“La ringrazio signor mago Lello Rallo, pregherò per il suo successo lavorativo, mi venga a far visita un giorno di questi, la sua presenza è lieta”.
Mmm, e così la trama si infittisce. Ricapitoliamo. Rimbò aveva una storia con la cuoca ma lei lo ha lasciato e così lui si è evirato. Lo stesso Rimbò sapeva il nome dell’amante della vecchia ma appena ha cercato di dirlo è stato ucciso. Non possiamo dire con certezza che l’assassino di Rimbò è lo stesso della cuoca oppure è stato solo il suo amante che voleva tenere in segreto la storia d’amore.
Sappiamo che mio fratello Sigismondo voleva uccidere la cuoca ma che è stato persuaso a non farlo dal raccapriccioso panorama offertogli dalla fornicazione delle donna. Dalle ultime indagini di Riporto Lucherino sappiamo che il maggiordomo Sigfredo lavorava come spogliarellista, anche se i motivi di questo ci sono ancora all’oscuro. Sappiamo infine che la cortigiana Ascania era figlia della cuoca e che subì molestie sessuali durante la pubertà, inoltre Ascania era perdutamente innamorata di Rimbò, l’amante iniziale di Piera e che per disperazione si evirò ponendo fine anche alle gioie carnali della figlia, così che essa, Ascania, progettò un matricidio che però non si compì essendo già la donna uccisa in precedenza. E già, ma da chi??
“Lello Rallo?! Mi vuole dire che lei…lei è…il figlio di Piera?!”
“Eeeiii, u figghiu, e quant’anni ciaiu? Sono il figlio del figlio del figlio…insomma, Piera Rallo era mia parente.”
“Corbezzoli! E parli allora, se sa qualcosa deve parlare!”
“Dottò, io modestamente non è che sacc molto, a dire il vero non sacciu quasi niente, mi servivano i 200 euri per la marmitta del motorino che dato che ieri mi cascò dall’asfalto ora non posso cchiù fare gli scippi, però, solo per non passare per lo struonzo che sono, le posso dire che l’assassino non è la stessa persona che futteva con mia bisbisbisnonna, l’assassino, a quanto mi disse mia prozia Assunta, uccise la donna per una cosa che stava facendo. Di più non sacciu. Ora mi dia i sordi che devo tornà a casa a fare gli scippi.”
“La ringrazio signor mago Lello Rallo, pregherò per il suo successo lavorativo, mi venga a far visita un giorno di questi, la sua presenza è lieta”.
Mmm, e così la trama si infittisce. Ricapitoliamo. Rimbò aveva una storia con la cuoca ma lei lo ha lasciato e così lui si è evirato. Lo stesso Rimbò sapeva il nome dell’amante della vecchia ma appena ha cercato di dirlo è stato ucciso. Non possiamo dire con certezza che l’assassino di Rimbò è lo stesso della cuoca oppure è stato solo il suo amante che voleva tenere in segreto la storia d’amore.
Sappiamo che mio fratello Sigismondo voleva uccidere la cuoca ma che è stato persuaso a non farlo dal raccapriccioso panorama offertogli dalla fornicazione delle donna. Dalle ultime indagini di Riporto Lucherino sappiamo che il maggiordomo Sigfredo lavorava come spogliarellista, anche se i motivi di questo ci sono ancora all’oscuro. Sappiamo infine che la cortigiana Ascania era figlia della cuoca e che subì molestie sessuali durante la pubertà, inoltre Ascania era perdutamente innamorata di Rimbò, l’amante iniziale di Piera e che per disperazione si evirò ponendo fine anche alle gioie carnali della figlia, così che essa, Ascania, progettò un matricidio che però non si compì essendo già la donna uccisa in precedenza. E già, ma da chi??


Nessun commento:
Posta un commento