come Lei già saprà fatti incresciosi e orribili sono accaduti nel mio castello. La servizievole cuoca Piera è stata assassinata giorni addietro e del suo assassino non ci sono ancora tracce. Oramai non riesco più a prendere sonno durante la notte, ho sempre il timore di venire ucciso, perché l’assassino si nasconde ancora nella faccia cordiale di un mio dipendente, il sospetto mi logora, confido solo nel buon operato dell’investigatore consigliatomi da suo fratello Camillo.
Stamani si è svolto il primo interrogatorio, il detective Riporto Lucherino dice di aver già in mente qualcosa ma non si vuole sbilanciare, prima, dice Lui, c’è bisogno di prove concrete, io sto solo venendo a conoscenza di fatti prima d’allora celati, oscuri intrighi, perversioni turpe, legami irrisolti. Ma voglio condividere con Lei l’interrogatorio di oggi, esponendolo fatto per fatto.
Alle ore 8 del mattino una melodia soave usciva dalla sala da musica del castello, echeggiando in ogni angolo dell’edificio, come se la musica delle sfere celesti tanto parlata da Pitagora fosse finalmente udibile. Il mastro di musica Rimbò si stava esercitando all’arpa, il suo strumento preferito. Sembrava quasi una violenza entrare di colpo, così decidemmo di aspettare la fine di quella dolce suonata. La stanza da musica era una stanza vasta, larga più di un campo da polo, con strumenti musicali dei più svariati paesi e delle più svariate epoche storiche, circondati qua e là ai lati della sala. Rimbò stava seduto.

“Prego Koimasckij, il teste è tutto suo” disse con fare assente Riporto Lucherino
“la vingvazio signov Vipovto, ma mi chiami solamente Andveij” rispose Koimasckij“…Andreij Koimasckij? Di nome e di fatto?” disse Lucherino
“Più di fatto che di nome”
A questa frase l’investigatore Riporto si allontanò dal capo della polizia prussiana
“Allova maestvo Vimbò…”

“Rimbò, si pronuncia Rimbò” interruppe il mestro
“Vimbò, è quello che ho detto”
“RRimbò, non Vimbò”
“VVimbò! per caso è sordo come Beethoven?”
“lasciamo stare” rispose sconsolato il maestro
“Allova, signov mestvo, dov’eva lei dalle ove 12 e 30 alle ove 13 e 30?
“Ero qui, stavo componendo una sonata per archi e flauti per il compleanno imminente di monsieur Franz”
“E mi dica, c’è qualcuno che può confevmave la sua vevsione?”
“No, come tutti sanno, la mia musica mi fa visita solo quando sono in perfetta solitudine”
“Quindi non abbiamo testimoni…mmm, e mi dica, che legami aveva con la vittima?”
“Nessuno, era solo la cuoca del Castello, tutto qui”
“Quindi non ci pavlava?”
“Di rado”
“Mmm, e come mai abbiamo tvovato in cameva sua questa letteva in cui LEI (il tono della voce di Koimasckij incominciò ad alzarsi) DICE, TESTUALI PAVOLE: “VOVVEI CHE QUESTO ATTIMO NON FINISSE E CHE CONTINUASSE A CIBAVMI CON I SUOI PIATTI E IO CON LA MIA MUSICA , TI AMO MIA CAVA PIEVA”?!
“No, non è come sembra!”
“E COM’è MIO CAVO MAESTVO?! AVEVA O NON AVEVA UNA STOVIA D’AMOVE CON LA CUOCA ??”
A queste parole il mio corpo si irrigidì, non avevo idea che Rimbò amasse la cuoca. Nel mio castello succedevano cose che andavano al di là della mia comprensione, capii di essere solo. Il mio sguardo si diresse verso Riporto Lucherino, se ne stava immobile, assente, quasi paziente di poter iniziare con il suo interrogatorio. Quell’uomo mi faceva paura.
“Io l’amavo!”
“CEVTO CHE L’AMAVA, TANTO CHE EBBE UN VAPPOVTO SESSUALE PVIMA DI UCCIDEVLA, NON è VERO?”
“MENZOGNE!”
“Menzogne dice, vuole sapeve come secondo me sono andate le cose? Alle 12 e 30 Lei entva in cucina e fovnica con la vittima. Dopo il vappovto sessuale la cuoca le infomva che la vostva velazione è ovmai conclusa. Lei ha uno scatto d’iva e così con 2 diapason le pugnala. Ma la movte non è vepentina così la donna scvive su un pezzo di cavta di spartivo, pvesole dalla sua tasca mentve si stava consumando il vappovto sessuale, il nome dell’assassino e cioè Vimbò, ma lei se ne accovge e così stvappa il foglio tva le mani della vittima ed esce di covsa dalla cucina”
“No, non è vero!”
“Non è vevo? Mi dica mio cavo mastvo di musica, come mai i diapason che lei utilizza pev accovdave gli stvumenti sono appuntiti? E’ inusuale un diapason con punte appuntite”
“Si trattano di diapason speciali, la punta serve solo per migliorare la qualità dell’intonatura dello strumento”
“Mmm” disse Koimasckij dirigendosi verso la mensola della sala. Con scatto aprì il primo cassetto e notò i 2 diapason appuntiti. Li osservo dal basso e poi dall’alto, infine, notando qualcosa disse con gli occhi scintillanti: “Mmm, come mai SI TVOVANO SUI BOVDI DI QUESTI DIAPASON DELLE MACCHIE DI SANGUE?” urlò Koimasckij.
“E’ mio quel sangue! Mi sono punto stamattina, non è della vittima”
“Lei dice? Mmm, e mi dica, di che colove sono i fogli di spavtito che lei usa pev schiveve la musica? Non sono pev caso fogli gialli pagliavini, come quelli votati in mano alla vittima?”
“Non so niente io! Glielo giuro!”
“Non giuvi niente. E le pavole tvotate nel foglio non sono pev caso iniziali di note musicali? Sol Re e La? Come se lo spiega?”
“Non so cosa dirle, io non so niente. Le ripeto, a quell’ora stava componendo musica”
“Allova vuole negave tutto? Nega di avev amato la cuoca?”
“No! Io l’amavo davvero”
“E nega di avev avuto un vappovto sessuale consensuale con la vittima pvima della movte?”
“Si, non ho avuto rapporti con Piera, io…non potevo”
“E come mai non poteva?”
“io…io SONO IMPOTENTE”
Un boato si levò nella sala.
“E’ vero, io amavo Piera, ed è anche vero che lei non voleva più vedermi ma non l’ho uccisa io, un altro, un altro ha consumato quel rapporto quel giorno. Si tratta di…”
Ma a quella frase si levò il buio e dopo pochi istanti si udì la voce rotta di Rimbò.
“Pvesto, una candela, fate luce!” urlò Koimasckij, ma ormai era tardi, quando tutto fu illuminato Rimbò stava esanime, morto ammazzato, pure lui. Il colpevole ha fatto un’altra vittima.
Il mistero rimane ancora avvolto nel dubbio. Aspettiamo il referto medico per quest’altra vittima
“Vipovto Luchevino – disse Koimasckiy Andreij – lei cosa ha potuto deduvve dalle pavole di Vimbò?”
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