Mai nei suoi confronti provò sentimenti discinti e scabrosi, mai osò guardarla con concupiscienza , ma solo come celestiale vestale. e si abbandonò alla dolcezza e pulizia dei suoi sentimenti, dei suoi pensieri, avvolto dalle grandi braccia del divo Morfeo...
stasi narrativa
“Viridiana…Viridiana mio amore noo! Non fatelo, Earlie la smetta!! Noo, nessuno tocchi la virginale essenza celestiale di madonna! Viridianaaaaa”….
“AAAAh, un sogno, ma che dico, un terribile incubo, miserere, me tapino, come ho solo potuto sporcare la pulizia ontologica di quella creatura metafisica? Possa perdonarmi il buon iddio..Viridiana dove sei? Ho così voglia di stringerla tra le mie possenti braccia”
A quel pensiero bussarono alla porta. “Si potevo mio padrone?”
“Earlie, ancora tu! Ma ordunque perché continui a perseguitarmi, e pure di prima mattina, se ne vada sporco zoticone!”
“Ma signore di me, Mino Germine voleria dire cose su ucciso di donna porca e ciccia che uno ammazzata giorni di passato”
“Mmm, lo faccia entrare”
Entra dalla stanza Mino Germino.
Con fare disinvolto ispeziona con lo sguardo la camera da letto di Franz, soffermandosi in particolar modo su uno strano dipinto appeso alle spalle del baldacchino. Quello che più colpì Mino era il fatto che la donna raffigurata nel dipinto aveva un non so che di familiare, come se in passato lui e quella donna avessero condiviso istanze comuni.“Ben svegliato signor Franz, ha fatto dei bei sogni?”
“Dei più terribili mio caro Mino, gli incubi peggiori, cose degne della mente di Lucifero”
“Orbene scomodate addirittura il signore del male? Che corbellerie state dicendo, badate bene, suono uomo di fede io, frate domenicano formatosi presso la prestigiosa università di Parigi, e avente come maestro il sublime aristotelico Alberto Magno.”
“Lo ben so mio caro Mino, non ho mai messo in dubbio la sua fede ne la sua altissima preparazione universitaria, è solo che lei non può sapere cosa si prova a vedere la vostra amata donna insozzata dal lurido seme libidinoso di uno sporco contadino come Earlie… se ripenso a quell’immagine onirica mi sale la bile, ma ditemi mio caro Mino, che cosa vi porta di prima mattina a dialogare con un uomo timorato come me?”
Mino Germino fece due passi, si prese una pausa e infine si sedette su una poltrona di stoffa orientale al centro della camera, infine, dopo un ampio respiro, indirizzò lo sguardo a Franz, e solo molto dopo, dopo aver a lungo pensato alle giuste parole da dire, rispose: “Vede stimato Franz, in tutta questa storia c’è qualcosa che non mi convince, innanzitutto quel tale, quel Riporto Lucherino, che cosa sappiamo di lui esattamente? Come può essere a conoscenza si simili intrighi senza la disposizione effettuale di prove concrete? Sa, io sono aristotelico e come un aristotelico che si rispetti prima di dare la conclusione devo dare le premesse, eppure questo tale, questo Lucherino di chissà dove e chicchessia, sembra avere una conoscenza divina, un amor dei intellectuali, insomma, io credo che in lui si celi un mistero, un ombra satanica”
“Misero me, ma cosa mi sta dicendo, stimato Germino, vuole forse dirmi che non si fida dell’operato di Lucherino? Che forse Satana in persona ha mandato un suo vicario, un Belzebù per far cadere questa casata nelle fiamme ardenti dell’inferno?! Ordunque, ora non potremmo nemmeno più fidarci dei nostri collaboratori? Mi sta forse dicendo di attenermi alla massima di Giovenale: Quis custodiet ipsos custodes? Ordunque, non mi faccia tribolare, che cosa potrei mai fare ora? Come consiglia di agire, stimato Mino?”
Mino germino: “Col suo permesso vorrei interrogare l’investigatore Lucherino, sono sicuro che con le mie doti aristoteliche, munificenti tanto da essere apprezzato dall’immenso Alberto Magno, mio maestro, possa riuscire a far cadere nell’errore questo tale, questo chissacchì Riporto come diavolo si chiama, Dio mi è testimone, riuscirò a smascherarlo!”
“E allora sia, permesso accordato”
A queste parole il grande aristotelico di castello uscì dalla stanza e con foga uscì involontariamente dalla sua bocca una risata di gaiezza inaudita, come se quel nuovo incarico avesse risanato l’umore del vecchio.”
Fine primo atto.
Lucherino se ne stava immobile, rannicchiato a ginocchia in bocca. A vederlo di schiena si poteva pensare che stesse male, ma in realtà il giovane detective era nella piena primavera della prima primizia dell’età, un uomo così in forma non poteva chinarsi per dolori. Ad ogni passo d’uccellino il rannicchiato tirava un fischio e con compiaciuto fare continuava a dire: “orsù orsù, se la tolga se la tolga, lo faccia per papà Riporto, eheheheh”

Dal buco della serratura stava spiando la bella Ascania spogliarsi, ed era nel culmine di quella visione. “Orsù orsù, si tolga le pudende, orsù dunque, lo faccia per papà Lucherino, ehehehe” continuava a dire a bassa voce.
Quando Mino Germino lo vide si ricordò dell’infanzia trascorsa sopra i libri d’Aristotele, quando già all’ora si interrogava su quanti angeli potessero stare sulla punta di un ago, se Adamo peccò più di Eva e se l’evirazione e la castrazione fossero la stessa cosa. Si ricordava bene lui del peso di quelle sottigliezze, e di quella volta che spiò dal buco della serratura della cella attigua la conversa donna Licia nell’atto di commentare di un passo delle Sentenze di Pier Lombardo e subito, come un baleno, si ricordò del volto di quella donna raffigurata nel dipinto nella stanza di Franz: era lei! Ma com’era possibile che quella donna fosse dipinta? E che quel dipinto si trovava proprio in camera di Franz? Mille pensieri giravano nella testa di Mino Germino ma il buon aristotelico sapeva bene che quella non era il momento adatto per simili congetture, quella e altre risposte verranno trovate ma non ora, non adesso, ora era tempo di chiamare Lucherino e smascherarlo, era questo l’obbiettivo di Mino.
“le pudende, le pudende! Ooooooh, che primizia, che soave orifizio!” sospirò Lucherino
Mino: “eeem emm, signor Riporto, le posso fare qualche domanda?”
Lucherino si girò alla svelta non accorgendosi però dello stato rigido dei suoi calzoni: “Mi dica pure caro collega, orsù orsù, non sia timido”
“Lei ha saputo del legame di Ascania, Piera e Sigismondo ma non ha detto ne come ne quando è venuto a conoscenza di questi fatti, I fatti devono essere supportati da prove, Lei non ha dato prove dunque lei non ha dato un fatto degno di questo nome. E Le dirò di più. Lei è Lucherino, i lucherini sono uccelli, dunque lei è un uccello. Tutti gli uccelli volano, lei è un uccello, dunque lei vola. Chi vola o è un uccello o è una strega, lei è un uccello, dunque non è una strega. Tutti i gatti mangiano gli uccelli, lei è un uccello, dunque lei verrà mangiato da un gatto. Tutti i gatti fanno miao, ma lei è un uccello, non un gatto, dunque lei non fa miao. Chi fa miao o è un gatto o è un mentegatto, lei non è un gatto, dunque se fa mia è un mentegatto. Tutti i mentegatti mangiano i mentetopi, Lei è un mentegatto dunque mangia i mentetopi. Chi mangia i mentetopi o è una spia o non è figlio di Maria, ma sua madre si chiama Maria Consuelo in Riporto Imposimato, dunque è una spia. Ordunque, confessi lei è una spia, è vero?”
Lucherino: “che primizia questa retorica! Allora è questo il vostro famoso metodo d’investigazione sillogistico famoso in tutto il contado, ne sono ammaliato. Ma le devo dire una cosa, io non sono aristotelico come lei, sono platonico, la conoscenza per me non è conclusione supportata da premesse ma Noesi, intuizione divina”
Mino Germino: “che assurdità! Che blasfemia! Non si vergogna a parlare di Dio quando ha dinnanzi un uomo di fede come me? Chiedo soddisfazione”
Lucherino: “Uomo di fede dice? E allora mi spiega come mai Alberto Magno , mio zio, L’HA CACCIATA DALL’UNIVERSITA’ PERCHè L’HA SORPRESO A FORNICARE CON UNA DONNA CHE STAVA COMMENTANDO LE SENTENZE DI PIETRO LOMBARDO IN CAMERA SUA??
OOoooooo….il giallo si infittisce.
Fine della scena
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